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Isola del Giglio, storia di battaglie e di piraterie |
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domenica, 08 gennaio 2006 19:34 |
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Pagina 2 di 7  | | Isola del Giglio, torre medicea, ingresso del Castello | Infatti il carico delle navi da trasporto
era di tutto pregio: l’olio ed il vino erano i prodotti di punta. Già
il poeta Rutilio Namaziano nel V secolo d.c., ricorda nel suo “De
reditu Suo” l’ospitalità offerta dagli isolani a molti romani in fuga
dai Goti. Alarico ed i Goti avevano difficoltà a raggiungere le isole
dove si rifugiarono i romani. Si fa riferimento ad un signore locale
(proprietà unica) ed alle cime selvose del Giglio: Sive loci ingenio
seu domini genio … Igilii cacumina selvosa miror …. La storia
dell’Isola del Giglio diviene oscura per mancanza di testimonianze
scritte. Ma nonostante tutto, analizzando con estrema attenzione la
cultura dei Gigliesi, si è capito quantomeno che questo popolo ha
vissuto in pace coltivando la vite ed esportando uva e vino fino
all’alto medioevo.
 | | Bocche per l` olio bollente. Isola del Giglio Castello. |
Di profumo inebriante e di qualità
eccellente ancor’oggi, il vino e l’olio d’oliva hanno assicurato ai
gigliesi, almeno nei peggiori momenti della storia, il minimo
sostentamento. L’uva di tipo Ansonica, possiede la caratteristica di
mantenersi nel tempo quindi ben si disponeva per il trasporto. Ed i
nobili Romani potevano gustare sulle loro tavole, l’ottimo sapore
dell’uva venuta dalle rocciose coste granitiche del Giglio, dove
fiorisce il rosmarino. Verso la seconda metà del V° secolo d.c. la
storia ci parla di un personaggio misterioso come pure affascinante è
stata la sua vita: Mamiliano, monaco eremita vissuto al Giglio ed a
Montecristo.
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Ultimo aggiornamento ( lunedì, 04 settembre 2006 21:41 )
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