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Isola del Giglio, storia di battaglie e di piraterie |
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Scritto da redazione
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domenica, 08 gennaio 2006 19:34 |
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Pagina 5 di 7  | | Piatto Romano dei Domizi Enobarbi | A Firenze si festeggiò la presa del Giglio
come la sconfitta di Pisa, tanto era fortificata la sua rocca.Il mare
fra Giglio Montecristo ed Elba, in quel periodo, era infestato da navi
da guerra e da pirati Saraceni.Ma fino alla prima metà del 1500 in cui
il Giglio, sotto il Granducato di Toscana, fù oggetto di contese si, ma
poche volte di razzie. Poi invece gli stati musulmani dell’africa del
nord inviarono le loro navi fin su nel tirreno.A differenza di Pisa,
sotto il Granducato di Toscana, al Giglio non vi fù un imponente
presidio militare. Nel 1544 si verificò la più terribile scorreria mai
perpetrata ai danni della comunità Gigliese da parte del pirata
algerino Barbarossa. Non bastarono le razzie di beni e viveri, vi fù
una deportazione. Quasi tutta la popolazione fu ridotta in schiavitù e
deportata a Costantinopoli. Dopo questo nefasto evento i Medici
ripopolarono l’isola inviando delle famiglie di contadini da Siena.
 | | Antico faro dell Isola del Giglio. |
La
fortificazione della cittadella di Giglio Castello divenne più
imponente. Sette torri rettangolari atte a cannoneggiamento e tre a
semicerchio. Una guarnigione a presidio fisso assicurava quella terra
alla produttività. L’ingresso del castello era sbarrato di sera ed
aperto di giorno. Era composto da tre livelli con tre cancelli.
L’ultimo doveva essere il più inespugnabile protetto addirittura
dall’alto da bocche di scarico di cui vedete un esempio in foto. A
Giglio Porto, allora piccolissimo villaggio di pescatori, fu costruita
una torre difensiva e d’avvistamento. Al Campese fu costruita una torre
fortificata con bocche da cannoneggiamento. La più bella di tutte
quelle costruite sul litorale Toscano in quel periodo. La protezione
della baia non era strategicamente cosa dappoco. L’approdo in quella
bellissima e riparata insenatura naturale era facile e quindi molto
probabile. Alla fine dopo esasperanti battaglie per mare dove i
Gigliesi erano spettatori, dopo scorrerie piratesche ed incursioni di
assassini, il popolo isolano si dette un ferreo regolamento.
Nell’archivio comunale vi sono dei documenti che attestano la volontà
popolare di mantenersi, per così dire abili, nella difesa del loro
paese. Quella piccola società fissò nella memoria collettiva le barbare
incursioni e pure nel folklore tanto che mantennero per decenni un
servizio militare rotativo ed una disciplina ben osservata. Il
campanile suonava il De Profundis per richiamare il popolo fra le mura
del Castello e i cancelli di quest’ultimo venivano chiusi. Tutti
sapevano usare le armi come pure la zappa. Tanto che alla fine il
Castello di Giglio divenne impenetrabile. Ancor’oggi se salite al
Castello e percorrete i camminatoi fra le torri potete vivere queste
emozionanti vicende osservando le navi solcare i mari circostanti,
proprio come avevano fatto gli armigeri e i castellani. E dai torrioni
potrete immaginare di sotto i pirati che lanciavano ordigni incendiari
dentro il paese. Ma anche le donne erano addestrate visto che
partecipavano alle esercitazioni e comunque erano chiuse, a difesa
dentro il castello con i loro uomini, spegnevano e passavano le
munizioni alle torri. Nelle lunghe e ventose notti d’inverno, girando
per le strade del Castello, quasi si sentono ancora quelle urla ed
imprecazioni.
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Ultimo aggiornamento ( lunedì, 04 settembre 2006 21:41 )
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