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Isola del Giglio, storia di battaglie e di piraterie |
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Scritto da redazione
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domenica, 08 gennaio 2006 19:34 |
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Pagina 6 di 7  | | Il faro dell Isola del Giglio, torre. | Al culmine delle proprie capacità difensive il Giglio ha
avuto una ultima incursione, quella del 18 Novembre 1799 ad opera dei
Turchi-Tunisini. Il Sergente Pini, gigliese che partecipò alla difesa
del Castello descrisse la memorabile impresa dettagliando con minuziosi
particolari la vicenda in un manoscritto ben conservato. Si parla di un
attacco di sette bastimenti barbareschi che, apparsi sulla costa di
levante, cercavano un approdo strategico migliore. Si portarono dalla
parte a ponente per entrare nel Campese ove l’approdo era più facile.
Ma vi era una torre armata di cannoni che prese a far fuoco. La torre
però poteva ben poco, e quindi mantenne le munizioni per la propria
difesa. Infatti non fu conquistata. Dal Castello intanto erano stati
avvistati ed iniziarono i preparativi per la difesa. Dal campanile fu
emesso il ritmo della chiamata, i contadini rientrarono in fretta e
parteciparono alla difesa. Furono dei momenti di concitazione ma alla
fine c’era una bandiera bianca che sventolava sulla rocca ed i cannoni
pronti al fuoco verso ponente. I Tunisini credendo che il Castello
fosse già preso, allentarono la tensione e si portarono con un
portavoce nei pressi delle mura. Ma le cannonate insidiarono e divisero
il loro campo. Presero addirittura a cannoneggiare a mitraglia tanto
erano esperti quelli dentro il Castello. I Tunisini non riuscirono
nemmeno ad arpionare una scala, giacché furono trovate fuori delle
sacche con funi a gradini per la presa del paese. Il Comandante della
guarnigione gigliese impartiva gli ordini, i fucilieri erano sulle mura
e per risparmiare polvere e munizioni si trasformarono in cecchini
cercando di mirare bene prima di colpire. La difesa apparve molto
organizzata ed i colpi centravano il segno perché alle quattro del
pomeriggio, dopo una giornata di scontri, i Tunisini ebbero la peggio e
decisero di salpare le ancore. Si ritirarono e dietro di loro una scia
di sangue fino alla costa. Il gran numero morti e feriti furono
trasportati via dai pirati superstiti. Addirittura fu centrato un
Tunisino che portava sulle spalle un morto da seppellire secondo usanza
musulmana, quindi li trovarono atterra entrambi. Furono trovati tre
turchi-tunisini vivi. Uno ferito al Castello, e due ubriachi al
Campese, che non avevano seguito il gruppo all’attacco. Furono lasciati
per punizione al loro destino che era quello di essere schiavi. Furono
trovate delle monete d’oro e delle armi. Tali reperti furono offerti al
Santo Mamiliano e conservati nella chiesa del Castello.
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Ultimo aggiornamento ( lunedì, 04 settembre 2006 21:41 )
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