Morti Cristi ... Spenti Lumi

Biagio Di Bugia

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Riporto alcuni passi dell’ introduzione di Armando Schiaffino: “ Lo scrittore di mare Raffaello Brignetti che, figlio di un fanalista, era nato al Giglio, scrisse tanti anni fa: “il vero gigliese sente l’amicizia, il bicchiere del vino, la vaghezza del mondo””. “Biagio Di Bugia è rimasto lo stesso. Ha contiuato a vivere, ad amare ed a conoscere la campagna giglese; ha continuato a parlare con i vecchi che, raccontando di sé, raccontavano i loro avi. Forse non sarà inutile, quindi, tornare a ricordare per un istante il Mendola, Amerighello di Gronchetto o a che cosa serviti in passato il Latteficcio e la Cipolla Gaetana. Il pregio di questo libricino vorrebbe essere, modestamente, soltanto questo.

Capitoli:

Introduzione

I nomi delle località del Giglio

Sorgenti

Le strade mulattiere dell’ isola

Le grotte

I mille fiori del Giglio

Le piante secolari

Gli uccelli

Altri animali selvativi

Gli alimenti tradizionali

L’ Ansonaca

I quattro mulini dell’ isola

Le cinque ‘case’ dell’ isola e i palmenti

Vecchi ingegnosi di fine ottocento.

Premetto che ho una simpatia particolare per Biagio Stagno detto ‘di Bugia’. Questo renderà la mia critica troppo lusinghiera e quindi di parte. Peccato che lo si vede raramente e qualche volta, di passaggio, non ho il modo per fermarmi dove ogni tanto si siede: sul murello ‘del Senato’. Al libretto viene dato, come titolo, un modo di dire di un personaggio, il Mendola, annoverato fra i “Vecchi ingegnosi di fine ottocento”. Al secolo Francesco Lambardelli autore di un altro ‘modo di dire’: Brodi Maggi e beveraggi.

Cito: “Un altro detto che mi è rimasto in mente è quello che risaliva ad una sera di Venerdì Santo. Aveva messo sul suo baschetto delle candele per la processione del Cristo Morto che attraversava le vie del Castello, e per accenderle rientrò in casa al camino per prendere un tizzo di fuoco ma nel frattempo, con un calcio, inavvertitamente, ruppe una damigiana piena di vino che teneva in un angolo, così, uscendo sul baschetto di casa con il suo bastone in mano buttò via tutte le candele che aveva messo per la processione e con rabbia esclamò appunto il suo detto: “Morti Cristi spenti lumi”. Tale era il dispiacere di avere perso il vino che se la prese anche con Cristo Morto”.

E’ il più bel libro che abbia mai letto in vita mia, lo dico però con il cuore di Gigliese Castellano, dalle righe di questo libricino escono a soddisfarmi tutte le cose che amo della mia isola. Lo custodisco gelosissimamente nella mia libreria e guai a chi lo tocca! Ringrazio il Circolo Culturale Giglese per averlo pubblicato. “Sapè” (sapete) quanti aneddoti, quanto personaggi simpatici e quante avventure sono state cancellate dall’oblio. Quante belle storie d’amore sono state vissute intensamente su questa bellissima isola. E, tutte cancellate, non lasciano traccia. Cancellate dall’ignoranza, dall’accidia. Per chi ama l’ Isola del Giglio sarebbe meglio di un tesoro di pirati, scoprire una cassa con tutte le storie dei Gigliesi, tutte le memorie. Infatti in un mio romanzo (Cielammare) che prossimamente comparirà in queste pagine, viene ritrovata una cassa piena di appunti e rotoli di pergamena, che riportano le antiche storie Gigliesi. Il personaggio le valorizza e le porta alla conoscenza e pubblica fruizione. Questo ha fatto Biagio. Ha fissato su carta quelle emozioni e quei “nomi” che ha collezionato nel suo cuore di Gigliese Castellano. Non è una storia ma una serie di “particolarità”, “motivazioni” sulla toponomastica e sulla catalogazione della flora e fauna gigliese. Quindi ci sono gli animali, come li chiamano i vecchi gigliesi e perché portano quel nome. Perché viene dato un nome ad una caletta. Tutti nomi che al Giglio vengono tramandati da secoli, ma, avendo perso il piacere di andare a pesca con i padri e con i nonni, avendo perso il piacere di “fare” la vigna o di “fare l’orto”, si sono dimenticati. Biagio fa un regalo alla cultura Gigliese contadina e marittima (i Castellani sono anche intenditori di mare a differenza invece delle popolazioni marittime del Porto che poco si discostano dalla riva, eccetto rari casi). Quindi abbiamo la “Cipolla Gaetana”, il “Canivello”, il “Beccafico”, le “Lampade”, i “Mochi”, il “Latte Ficcio”, località “Centopelle”, “Grotta di Geremia”, “Grotta di Nuvolo”, “Lo Sdrovinato”, “La Lettera”, “L’Archetto”. Poi abbiamo “La Palma del Familiari” e “La Quercia dalla Felce” ed alcune località come il “Sentiero del Fregiano”, “Lappiata” ed “Il Valliccione” e poi si parla delle piante del Giglio dei “Mille Fiori” e di altro ancora. Insomma c’è da rimanere commossi, e se letto, questo libretto, in una città lontana, magari d’inverno quando piove, si ha subito la sensazione malinconica di essere lontani dal nostro paradiso, dalla nostra piccola isola assolata, lasciata per chissà quali miraggi.

Editrice Effequ

Pubblicato da: Circolo Culturale Gigliese;

Autore: Biagio Di Bugia (Stagno);

In copertina un acquarello di Cavero (Scalpellino);

Foto: Tiziano Mariuz.

Titolo: Morti Cristi spenti lumi.

Introduzione di Armando Schiaffino.