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Centro di Osservazione Ecologica del Giglio

 

In via Roma a Giglio Castello c'è la bacheca COEG del Dott. Ennio de Fabrizio. Il Dott. De Fabrizio è un ricercatore che ha studiato la popolazione Gigliese rilevando ogni valore statistico. Ha analizzato la flora Gigliese e la formazione geologica. Tutto in una chiave particolare, ha analizzato e definito con i suoi studi ciò che nessun'altro ricercatore aveva mai rielaborato: le caratteristiche dell' Ecotipo umano dell' Isola del Giglio. L'importanza dei suoi studi non è di facile intuizione e quindi cercheremo di facilitare il lettore nella lettura delle schede che seguono. In buona sostanza l'uomo presente sull' isola ha, con il tempo, plasmato la sua natura e l'ha armonicamente sposata con la flora, la fauna e le risorse della sua terra. Ne è emerso uno stupefacente e complesso sistema: lo sfruttamento del territorio con l' agricoltura perfettamente allineato con le risorse e le potenzialità dell' isola fino a riconoscere tutte le forme di vita dell' isola cercandone vantaggio e creandone una cultura fatta di proverbi, vocaboli talmente esplicativi da fare invidia alla Biologia odierna. I suoi studi sono importantissimi in quanto si monitorizza l' Isola del Giglio secondo un concetto fondamentale dell'ecologia: l'armonia dell'uomo con l'ambiente che lo ospita. Dal punto di vista Naturalistico l' Isola del Giglio ha le stesse forme di vita dell' Argentario e del monte Amiata, cioò non è una sorta di giardino delle meraviglie, in quanto troppo vicina al continente. Più o meno l'aspetto ambientale è simile ai luoghi incontaminati vicini. A fare la differenza invece è l'uomo e come si è adattato nei secoli al suo territorio. Quindi l' uomo come essere vivente al centro delle statistiche e delle analisi scientifiche. Proponiamo di volta in volta gli studi di tale centro di osservazione in questo spazio.
EdeF

Archeologia a Isola del Giglio

Appassionati di archeologia? ..... leggete un pò qui!

Il Centro di osservazione ecologica del GIGLIO (COEG), in questo spazio si propone di divulgare interessantissime ed importanti scoperte archeologiche. L'Isola del Giglio vicina alla terraferma, abbellita da scogliere di granito, ricoperta da una rigogliosa vegetazione è stata in epoche antichissime meta di visitatori. Gente di mare come nobili e ricchi personaggi della Roma bene si rifugiavano in questa oasi di tranquillità. In questa pagina inseriremo costantemente le ricerche del COEG al fine di sensibilizzare l'opinione pubblica del fatto che l' Isola del Giglio è fonte costante di scoperte archeologiche e, sebbene vi siano spazi di proprietà pubblica, immobili pressochè abbandonati, gli organi ufficiali preposti alla gestione non hanno mai organizzato mostre culturali come ad esempio un museo o, meglio, una pubblicazione esauriente. Per questi motivi sono bene accette fotografie che dimostrino quanto l'incuria distrugga il patrimonio archeologico dell'Isola, unico testimone dei tempi in cui si andava per mare a remi.


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GLI STRANI BOLLI IMPRESSI SUI MATERIALI DA COSTRUZIONE DI EPOCA ROMANA

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Iscrizione: Igilium Proculi -- Giglio di PROCULO

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IGILIVM CO MAGNI DOMITII
GIGLIO del CONSOLE MAGNO DOMIZIO

I due bolli nelle figure, impressi su lastre di cemento, costituito da un impasto di pomice e calce, furono rinvenuti a Giglio Porto durante gli scavi per la costruzione della scuola elementare. Lo spessore delle lastre ? di circa 4 cm ed il colore, grigio chiaro. Probabilmente spezzoni di condotte d'aria calda per un calidarium.

La strana forma, quasi una mezzaluna, degli stampi ? quella che di solito si ritrova anche sui laterizi e non ha ancora ricevuto un'adeguata spiegazione.
Gli archeologi concordano che questi stampi non siano altro che nominativi delle fornaci o delle ditte fornitrici.
Ma nel presente ritrovamento, il nome del console Domizio (Enobarbo), nonno dell'Imperatore Nerone e proprietario di una villa nei pressi del porto dell'isola del Giglio, suggerisce fortemente l'idea che tali marchi siano invece delle bolle d'accompagnamento, con il nome del destinatario e della localit?.
Gli elementi prefabbricati delle condotte furono commissionati da una certo Proculo, forse un ricco liberto dedito al commercio, e dal famoso Console Magno Domizio nel I secolo a.C.
I Romani dovevano aver gi? inventato un tipo di stampa a caratteri mobili e questo 1500 anni prima del tipografo d'origine barbarica, Johannes Gutenberg; perch? non ? ammissibile che con il loro senso pratico dovessero ricorrere tutte le volte ad un artigiano dei coni monetari.
La bolla del Console, riporta nel campo degli elementi decorativi, tra i quali il caduceus (verga di alloro o di olivo intorno alla quale s'intrecciano due serpenti), emblema di Mercurio, protettore dei commercianti e simbolo di celerit? di spedizione; anche oggi il logo della posta ? costituito da un'ala che ? ai lati dell'elmo e alle caviglie della stessa divinit?.
Rimane da spiegare perch? alcune lettere, IGI, nel primo e ILIV, nel secondo caso, siano rimaste sotto l'impronta di un cerchio (trasparente nelle ricostruzioni al computer); ed ancora pi? intrigante ? il fatto che in ambedue risulti annullata sempre parte della destinazione.



Una semplice spiegazione ? la seguente: la forma della bolla dovrebbe essere il risultato di due imprimiture successive, la prima lasciata da un cerchio con caratteri mobili, per legge in
uso dalle ditte, e la seconda da un timbro pure circolare, impresso sulla destinazione dagli incaricati del fisco, a mo' di vidimazione, come oggi si annulla un francobollo.
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Se si osserva il piccolo timbro circolare, relativo alla merce inviata al Console Domizio, ? possibile intravedere la faccia barbuta di un vecchio, che ricorda alcune pitture pompeiane. Tali rifiniture avvalorano l'ipotesi che l'insediamento di Proculo sia precedente a quello degli Enobarbi.
In definitiva, quando Giulio Cesare parla di "privati cittadini", nel passo dei Commentarii de bello civili:

Giunto l?, viene a sapere che Pompeo aveva mandato in Spagna Vibullo Rufo, che pochi giorni prima, pur avendolo catturato, aveva lasciato andare da Corfinio; e che parimenti Domizio era partito per occupare Marsiglia con sette navi celeri, che, requisite a privati cittadini nell'isola del Giglio e nel territorio di Cosa , aveva equipaggiato con i suoi servi, liberti e coloni...

vuol dire che era gi? ben informato e da tempo, sulla colonizzazione romana del Giglio.
Chi lo aveva avvisato sul conto di Domizio?
Possedeva delle spie sull'isola?
Forse un fedele liberto o addirittura Proculo stesso, che allorch? si vide requisire, dal Console Domizio, le proprie imbarcazioni, adibite al trasporto del vino e dell'uva, avvis? subito il suo augusto protettore!



EdeF


NOTE: 1) Decimo Giunio Giovenale, Satira I, pag. 40, Ed. BUR, 2002.
2) I Commentarii de bello civili furono composti dall'autore quando ormai le operazioni militari, in Gallia,erano concluse, nel 45 a.C, e con uno spiccato intento apologetico: quello di mostrare come egli fosse stato costretto, a intraprendere una guerra civile, dagli avversari, che lo avevano spogliato di ogni potere.
3) Cesare scrive in terza persona, per essere pi? convincente.
4)Una cittadina di origine etrusca, presso l'attuale Orbetello.

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I motivi floreali e geometrici, in encausto, qui riportati, decoravano le stanze della villa romana situata nelle vicinanze del porto del Giglio. La ricca residenza estiva risalente alla seconda met? del i secolo a.C. apparteneva al console lucio domizio enobarbo, nonno dell'imperatore Nerone.

Questa interessante zona archeologica dell'isola non ? stata ancora studiata

con la dovuta scrupolosit? dagli enti preposti alla cura dei beni culturali.

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